7 Social Media e Digital Trend del 2026
I 7 social media e digital trend più rilevanti per il 2026 riguardano l’evoluzione dei formati, del rapporto emotivo con i contenuti e il bisogno crescente di profondità, relazione e continuità nella comunicazione digitale.
1) Perché il contenuto seriale acquisterà più importanza?
Perché i contenuti seriali (contenuti a episodi) aumentano il ritorno degli utenti, rafforzano la relazione con la community e generano engagement continuo invece di picchi isolati.
Nel 2026 l’attenzione diventa una risorsa sempre più difficile da conquistare, ma soprattutto da mantenere. In un ecosistema saturo di contenuti, il valore non è più legato al singolo post performante, bensì alla capacità di creare continuità nel tempo. È qui che il contenuto seriale acquista un ruolo centrale.
Secondo il Pulse Survey Q2 2025 di Sprout Social “7 social media trends you need to know in 2026“, quando alle persone viene chiesto cosa vorrebbero vedere di più dai brand sui social, emergono due risposte quasi sovrapponibili: interazione con la community (58%) e contenuti originali pubblicati in forma di serie (57%). Un dato che segnala un cambio di aspettative chiaro: il pubblico non cerca solo intrattenimento immediato, ma esperienze che evolvano e si sviluppino nel tempo.
I contenuti a episodi funzionano perché introducono una logica di appuntamento. Spingono l’utente a tornare, aumentano il tempo di esposizione al brand e creano familiarità.
Questo approccio è già evidente su piattaforme come TikTok e Instagram, dove contenuti long-form vengono sempre più spesso frammentati in mini-episodi short e dove rubriche ricorrenti riescono a performare meglio di altri contenuti.
Qui ti lasciamo un contenuto per farti capire cosa intendiamo che abbiamo pubblicato direttamente sul nostro profilo TikTok.

Nel 2026, quindi, la domanda strategica non sarà più “e oggi che contenuto pubblichiamo?”, ma “che storia vogliamo costruire?”. Ed è proprio in questa continuità che il contenuto seriale diventa uno degli strumenti più rilevanti per engagement e relazione.
2) In che senso il 2026 sarà l’anno dell’intellettuale?
Perché a crescere sarà il valore di contenuti culturali e di approfondimento come risposta alla saturazione di contenuti rapidi, superficiali e orientati al consumo compulsivo.
Dopo un lungo periodo dominato da scroll infinito, brain rot e contenuti pensati per essere consumati e dimenticati in pochi secondi, il 2026 segna un’inversione di rotta. Sempre più persone mostrano il bisogno di rallentare, capire e dare contesto a ciò che consumano, anche sui social.
I segnali arrivano prima di tutto dal mondo offline. Secondo un’analisi riportata da NBC News, nel corso del 2025 gli eventi legati ai book club su Eventbrite sono cresciuti del 31%, mentre i silent book club sono più che raddoppiati. Ancora più indicativo è il dato generazionale: il 79% di Gen Z e Millennial dichiara di cercare esperienze che uniscano stimoli intellettuali e manuali.
A rafforzare il trend contribuisce la pop culture, che ha reso l’intellettualismo parte dell’immaginario mainstream. Dua Lipa ha lanciato il Service95 Book Club, un progetto editoriale che la vede dialogare con autori contemporanei. Kaia Gerber ha creato Library Science, mentre Jacob Elordi viene spesso associato pubblicamente alla lettura. Anche TikTok ha annunciato l’intenzione di entrare nel mondo dell’editoria.
Per brand e creator, il messaggio è chiaro: nel 2026 l’approfondimento non è più un rischio, ma un asset. Chi saprà trattare temi complessi con linguaggio accessibile potrà costruire autorevolezza e coltivare la relazione nel lungo periodo.
Per approfondire il tema di consigliamo questo articolo pubblicato su NSS Magazine da Lorenzo Villa e denominato Il 2026 sarà l’anno dell’intellettuale?
3) Anche l’intelligenza emotiva sarà più importante nella comunicazione?
Si, tra i 7 social media e digital trend del 2026 rientra anche la capacità di riconoscere e gestire le emozioni, la quale diventerà centrale per costruire fiducia, relazione e qualità nelle interazioni digitali.
In un contesto in cui feed e piattaforme sono saturi di messaggi visivamente perfetti, ciò che distinguerà davvero un brand o un creator sarà la sensibilità con cui riuscirà a interpretare e restituire le emozioni della propria community.
Le ricerche sul tema della Digital Emotional Intelligence mostrano come la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le emozioni online sia sempre più rilevante non solo per l’esperienza dell’utente, ma anche per la qualità delle relazioni che si sviluppano negli spazi digitali. Questo significa che l’intelligenza emotiva non riguarda solo il contenuto in sé, ma anche il modo in cui viene gestito il dialogo: tono di voce, risposte nei commenti, moderazione empatica diventano elementi strategici.
Di conseguenza, anche le metriche di riferimento iniziano a spostarsi. Accanto all’engagement tradizionale, cresce l’attenzione verso indicatori qualitativi come il sentiment delle conversazioni, la profondità delle risposte emotive e la capacità di generare scambi autentici. Community con un alto livello di intelligenza emotiva tendono a gestire meglio la negatività, favoriscono conversazioni più costruttive e sviluppano relazioni più durature nel tempo.
I creator che crescono di più non sono necessariamente i più tecnici, ma quelli che sanno raccontare anche vulnerabilità, dubbi ed errori. Format come The Diary of a CEO ad esempio, mostrano come i podcast confessionali costruiscano fiducia proprio attraverso l’esposizione emotiva.
Nel 2026 non basta più essere presenti: serve dimostrare di comprendere davvero le persone dall’altra parte dello schermo.
4) L’IA utilizzata come mezzo per la nostra salute mentale sarà regolamentata?
Sì, nel 2026 l’uso dell’intelligenza artificiale per la salute mentale sarà soggetto a regole più stringenti e a una supervisione simile a quella dei dispositivi medici.
Negli ultimi anni l’IA è diventata per molte persone uno strumento di supporto emotivo quotidiano. Chatbot, app di “terapia digitale” e assistenti conversazionali vengono utilizzati per gestire ansia, solitudine e stress. Una diffusione rapida, avvenuta però in un contesto quasi privo di regole.
Proprio questa assenza di confini sta spingendo i regolatori a intervenire. Diverse cause legali e segnalazioni cliniche hanno acceso l’attenzione sui potenziali rischi, inclusi casi di dipendenza emotiva, disorientamento psicologico e, in situazioni estreme, episodi di psicosi associati all’uso intensivo di chatbot.
Il cambiamento normativo nel mondo è già iniziato. Anche la Food and Drug Administration sta preparando nuove linee guida. L’obiettivo è chiaro: trattare i chatbot terapeutici non più come semplici app di benessere, ma come strumenti che richiedono test clinici, trasparenza sugli usi consentiti e avvertenze esplicite per gli utenti.
La ricerca scientifica non nega i potenziali benefici dell’IA in ambito psicologico, soprattutto quando affianca (e non sostituisce) la supervisione umana. Il tema poi è diventato ancora più rilevante quando piattaforme generaliste hanno iniziato a muoversi in questa direzione. L’annuncio di ChatGPT Salute conferma che il confine tra supporto informativo e supporto psicologico sarà uno dei nodi centrali del dibattito nel 2026.
5) Il content marketing sui siti web è morto?
Il content marketing tradizionale sui siti web ha perso centralità a causa dei cambiamenti nei motori di ricerca e nell’uso dell’IA. Di conseguenza, a cambiare sarà anche l’approccio delle aziende.
Negli ultimi anni è cambiato il modo in cui le persone cercano informazioni online. Google di recente ha anche ridotto la visibilità dei risultati organici, eliminando parametri storici come &num=100. Inoltre le risposte dirette generate dall’IA sono diventate il primo punto di contatto.
Oggi, quando serve un’informazione, sempre più utenti si rivolgono a chatbot o alle AI Overview di Google, riducendo il traffico verso i siti editoriali tradizionali. Questo non significa che il contenuto sia inutile, ma che il blog non è più il centro della strategia come magari lo era prima.
La risposta delle aziende è spostare valore su canali proprietari e riconoscibili: newsletter come Substack per il testo, YouTube per il video. Qui però serve adattamento: copiare il blog sui social non funziona.
Un punto chiave resta il video. L’IA legge il testo del web, ma non “comprende” ancora i contenuti video allo stesso modo. Per questo, nel 2026, il video assumerà un ruolo ancora più strategico nella distribuzione delle informazioni.
In sintesi possiamo dire che il content marketing sta cambiando forma, canali e competenze richieste.
6) Avremo bisogno anche dell’offline?
Sì, tra i 7 social media e digital trend del 2026 sarà presente anche il bisogno di relazioni offline come risposta alla solitudine digitale e all’aumento delle interazioni mediate da schermi e IA.
Negli ultimi anni la tecnologia ha ampliato le possibilità di connessione, ma ha anche accentuato una sensazione diffusa di isolamento. In Italia aumenta la domanda di supporto psicologico e, tra i giovani, come afferma anche il “Rapporto salute mentale. Analisi dei dati del Sistema Informativo per la Salute Mentale (SISM). Anno 2023” il 45% dichiara di percepire una distanza tra vita online e vita offline.
Questo vuoto relazionale viene spesso colmato con strumenti tecnologici. Il 41,8% dei ragazzi e delle ragazze tra i 15 e i 19 anni, secondo una ricerca di Save The Children, afferma di essersi rivolto a sistemi di intelligenza artificiale nei momenti di tristezza o ansia. Una soluzione efficace nel breve periodo, ma che rafforza il bisogno di connessioni autentiche.
Proprio per questo, nel 2026 si rafforza il ritorno all’offline. Movimenti come Phone-Free Schools stanno guadagnando spazio a livello internazionale, mentre brand e piattaforme iniziano a investire nella costruzione di comunità fisiche: club del libro, eventi di networking, incontri tematici dal vivo.
Anche il mondo del dating si sta muovendo in questa direzione. Tinder ha lanciato la campagna Crush Library, promuovendo incontri spontanei in luoghi quotidiani come librerie e lavanderie, riportando l’attenzione sull’esperienza reale.
Nel 2026, quindi, l’offline non sostituisce il digitale, ma lo completa. Le relazioni più forti nasceranno dall’incontro tra presenza fisica e connessione online, in un equilibrio sempre più necessario.

7) Perché il long form riacquisterà davvero valore?
Perché le persone sono sempre più stanche dello scroll veloce e cercano contenuti con maggiore profondità, contesto e continuità narrativa.
Dopo anni dominati da contenuti brevi e frammentati, nel 2026 emerge una chiara esigenza di rallentare. Secondo Disrupt Marketing, il long form sta tornando centrale perché risponde a un bisogno di comprensione più profonda, non soddisfatto dallo short content.
Anche le piattaforme stanno accompagnando questo cambio. Sempre più creator sperimentano video più lunghi su TikTok, Reels e YouTube Shorts, mentre YouTube continua a essere una delle piattaforme con la maggiore capacità di trattenere l’attenzione, anche oltre i 30 minuti.
Un altro segnale arriva dalla crescita di Substack. A marzo 2025 la piattaforma ha superato i 5 milioni di abbonamenti a pagamento, dimostrando che esiste una domanda reale per contenuti testuali lunghi e continuativi.
La ricerca rafforza questa tendenza. Studi sul consumo digitale mostrano che il passaggio continuo tra video brevi può aumentare noia e affaticamento cognitivo, mentre la fruizione di contenuti lunghi migliora attenzione e soddisfazione. Un’analisi di Sendible evidenzia come una quota significativa delle visualizzazioni su YouTube provenga proprio da video long-form, con un’attenzione sempre più in crescita.
Insomma, podcast, video su YouTube, newsletter su Substack e contenuti editoriali su LinkedIn diventeranno spazi chiave per costruire valore, relazione e fiducia nel lungo periodo.
In sintesi
Nel 2026, il marketing digitale e sui social si sposterà sempre più verso continuità, profondità e relazione.
Alla base dei 7 social media e digital trend di quest’anno ci saranno i contenuti seriali, i quali diventeranno centrali per costruire abitudine e fiducia, mentre crescerà il valore dell’approfondimento culturale e del long form, in risposta alla saturazione di contenuti rapidi e superficiali. L’intelligenza emotiva emergerà come asset chiave nella comunicazione, influenzando tono di voce, gestione delle community e qualità delle interazioni.
Allo stesso tempo, l’uso dell’IA verrà regolamentato in ambiti sensibili come la salute mentale, segnando un passaggio dalla sperimentazione alla responsabilità. Il content marketing tradizionale sui siti web perderà centralità a favore di canali più riconoscibili come video e newsletter, mentre aumenterà il bisogno di esperienze offline per riequilibrare una vita sempre più digitale.
In sintesi, nel 2026 non basterà essere visibili o performanti: brand e creator dovranno essere riconoscibili nel tempo, emotivamente affidabili e capaci di costruire relazioni che vadano oltre lo schermo.
PS: speriamo che questa lista dei 7 social media e digital trend ti sia piaciuta, se ti va di scoprire quali erano i trend dell’anno scorso e quali abbiamo indovinato, puoi dare un’occhiata a questo articolo del nostro blog 👉🏼 7 Social Media Trend del 2025

